
utopia, dystopia e retrotopia
Armin Amirian, Analogy-01, 2012 Digital C Print, Fine Art Photography 50x70 cm Limited edition of 5+2
Due anni di pandemia, due anni di riflessioni, due anni di persone assetate di creazione e voglia di continuare ad esprimersi in condizioni molto diverse a quelle vissute prima. sono quasi diventati tre, buon anniversario!
Discorsi e discussioni sull’evoluzione dell’arte, ma in genere della nuova norma con la quale l’essere umano dovrà vivere: online, il digitale, l’intangibile, il virtuale.
Ma siamo sicuri che andrà così? Sappiamo se potremmo sopravvivere in un mondo esclusivamente immateriale, distante?
Strumenti musicali, bambini che giocano al pallone, turisti che passeggiano tranquilli con un fiore in mano, preso all’angolo del Ponte dell’Accademia, Campo Santo Stefano e il ricordo di Fiorella scorrono fuori dalle finestre.
Dentro esse la seconda edizione del THE CREATIVE ROOM, mostra organizzata dal collettivo Hub a.topos (Lucia Trevisan e Fernanda Andrade), in collaborazione con l’Art Incubator di Portrait e lo spazio SPARC* dell’ Venice Art Factory, raccoglie un discorso, un dialogo tra persone individuali con i propri pensieri e sogni rispetto al futuro, incerto, libero o inesistente.
Prima fermata Utopia e Dystopia. dal 03 al 13 Marzo.
Oona Nelson e la sua nuova natura morta, bruciata simbolicamente al nome della decadenza della nostra (di chi? noi occidentali, Europei, colonialisti) civiltà; Damiano Fasso con il suo gioco in loop, una liberazione che ci obbliga al consumo; Dorish Shamp con il suo equilibrio restringente con le linee e collegamenti infiniti che ci uniscono e ci soffocano; Constanza Camilla Kramer Garfias e la sua evoluzione tessile, dissolta, autogenerativa; Elena Xausa e il suo antropocene quasi infantile, un gioco tra l’essere umano e il tempo; il vento di Lina Zylla, dalle sue labra, il vetro e la pittura si uniscono e volano sospesi nella campagna italiana; Armin Amirian vuole andare oltre, sopra, in alto, leggero e tranquillo, dove i confiltti terrenali non esistono, e lo spazio per il dialogo sincero si apre;

Lucrezia Costa e il suo collegamento di rispetto e ciclo sintetico con la terra; Jia-Rey Chang e il sua visione orwelliana, chi è che monitora? siamo monitorizzati quando pensamo di monitorare?; Sarah Valente ci scopre uno spunto, un instate perso normalmente da noi esseri umani, tra le canopie. assente l’essere umano la natura fiorisce, cresce e esplode di vita e interazioni a noi sempre invisibili; Nero Cosmos ci riporta alla città, l’urbanistica morta, vuota, un AI che crea immagini di città fantasma, un fantasma rappresentando le nostre creazioni; e dopo così tanta distanza, isolamento e restrizioni, il contatto fisico, le mani hanno bisogno di realizzare, tagliare, modificare, strappare, così Sève Favre ci offre la possibilità di avere un’esperienza fisica e tangibile della modificazione digitale delle immagini e dei pixels, quadratino per quadratino, un puzzle che si può comporre, risolvere o disolvere nell’astratto; per ultima, Madalena Corrêa Mendes invita il pubblico a strappare, tagliare, pacificamente e con amore, paesi, città, zona del mondo care sentimentalmente alle persone, così lei potrà ricreare un mondo suo, fatto di paesi emotivamente regalati. Se strappiamo tutti i confini del mondo?
una fermata intensa, piena di pensieri e ragionamenti visuali, sonori, logici, emotivi in tutti i format.

Prossima fermata Retrotopia, una sintesi tra futuro e passato. Vernissage 16 Marzo. Aperta al pubblico dal 17 al 27 Marzo.
Le prove musicali continuano, il conservatorio e suoi studenti decorano l’aria di Santo Stefano, i gondolieri accompagnano con il loro talento vocale, irresistibile.
Mentre, il futuro continua ad essere presente, ma questa volta rinchiuso in un bacio, in un cielo stellato, in un salotto o cucina. quella utopia o dystopia diventa personale, entra in casa nostra e ci ospita mentre ci parla del passato, nostalgico.
Degann, tra noi e un fantasma qual è la vera differenza, se non la nostra percezione? Adélaïde Feriot ci mostra due cieli stellati, materializzati e indossabili da esseri umani, che regalo, che dono incredibile, poter portare e vestirsi “di cieli”. Finn Thews, che ci ricorda la tensione e l’attrazione di un bacio, così forte ma così fragile e, con le parole di un anonimo scultore veneto di grande esperienza e amante delle radici, un’artificialità di ciò che abbiamo perso dalla natura; l’essere umano che ritorna, affamato, assetato di naturalezza, di venti che ci muovano e portino a ritrovarci, a scontrarci e baciarci; poi arrivano i ricordi, la memoria, la fluidità e soggettività dei pensieri e dei collegamenti di Mário Afonso, in una Venezia con rumori, il caffé e le tazzine, San Marco e l’acqua del tè che bolle.
Poi torniamo all’intimità e la malinconia, l’oppressione creativa della pandemia, l’obbligatorio rinchiudersi in studio dovendo scoprirsi nuovamente in uno spazio oppressivamente “safe”, ecco che Bernardo Tirabosco ci mostra il suo desiderio di riunione con la natura, gli odori e le forme serene così assenti di fronte agli infiniti schermi e pixel; Anna Maconi ci apre questo mondo, già curioso per tutti noi, utenti di Zoom, pettegoli, Mr. Holmes degli sfondi dei nostri colleghi nelle chiamate online, così Anna ci apre le porte, da lei bussate nel 2017 a Bielefeld in Germania, delle cucine, spazio intimo e personale, imperfetto di tutti noi. Armin Amirian si mantiene stabile, nel suo equilibrio aereo, le sue scale si mantengono mobili e tolleranti; si aggiunge a lui, seguendo il filo della nostalgia Daniela Di Lullo e la sua bile gialla e verde, la malinconia familiare a Baudelaire, ai greci, cinesi, poeti e artisti, la milza è ancora pronta a estrarre tutta la tristezza esistente nel ricordo di un’infanzia già passata e veramente dimenticata; Tanguy de Thuret riporta il suo sogno d’una notte d’estate, “alla Barocca” del 21esimo secolo, corpi dormienti, inconsapevoli del loro (im)possibile risveglio, il dottore della peste si poggia su di loro, in maschera; Veronika Dräxler non si può ridurre in parole, ma un piccolo riassunto potrebbe essere, dialogo e contrasto, Joseph Beuys, Giasone, sciamanismo, grasso e vasca da bagno – Veronika, Medea, ritualità, olio purificatore, liberazione.
È quasi primavera a Venezia, quasi ma il vento la porta ancora via, in desiderio di un’inverno appena andato via. C’è un qualcosa nell’aria che desidera scoppiare, un emozione di risoluzione, di realizzazione. in Retrotopia ci si riflette, ci si incontra, scontra e ritrova.

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